28/06/09

Scalcinati



Ieri mentre andavo alla fermata del bus mi sono ritrovata all'improvviso davanti a una strada piena di persone in abiti tradizionali sardi, una sfilata. Siccome mi interessava di più prendere il pullman piuttosto che aspettare che finisse (rispettando così le tradizioni), e non avevo neanche voglia di tornare indietro per cambiare strada, allora ci sono passata in mezzo.
L'ho attraversata e ho fatto un pezzo di strada sfilando anche io a fianco di una donnona con 10 chili di roba addosso.
Chissà cosa avrà detto la gente guardandomi.. "questi giovani d'oggi non hanno più rispetto per le tradizioni!" bè.. però anche le tradizioni non hanno rispetto per i giovani d'oggi.
Superata la sfig..lata ho preseguito per la mia strada e quando mancavano pochi passi per arrivare alla fermata mi sento chiamare da una vecchietta affacciata alla porta:
lei: "Scusi! ma cosa sta succedendo?"
io: "C'è una sfilata di abiti sardi nella strada davanti.."
lei: "ah, ma passano anche qui?"
io: "non credo.. stanno andando dritti.."
lei: "ah.. siamo proprio scalcinati, vero?!"
io: (scalcinati?? ma che parola è??? se la sarà inventata.. che vecchietta rincoglionita!) "ahah.. eh si!"
lei: "scusi se l'ho disturbata!"
io:"no si figuri, è che sono di fretta perchè sta per arrivare il pullman, arrivederci!"
lei:"ah, ciao!"

Bè.. questa vecchietta mi ha dato uno schiaffone morale: ieri la sfottevo per essersi inventata una parola così strana.. e oggi ho scoperto che quella parola esiste eccome!


scal|ci|nà|to
p.pass., agg.

1.p.pass.,agg=>scalcinare, scalcinarsi
2 agg. CO fig., di qcs., malridotto, in cattivo stato: una macchina scalcinata
3 agg. CO di qcn., trasandato, in cattive condizioni spec. economiche | professionalmente inetto: un dentista s.


A quanto pare sono io la scalcinata.. e mi sta bene, così imparo a fare l'arrogante e la sapientona!

26/06/09

Essere o non essere?


A volte l'unica soluzione è tuffarsi nella merda.

25/06/09

La porta magica



"Che sublime capolavoro è l'uomo! quanto nobile nella ragione, quanto infinito nelle risorse, nella forma e nelle movenze, quanto espressivo e mirabile negli atti, come un angelo! nell'intelletto è come un dio! la bellezza del mondo! la perfezione tra gli animali!"
(Coraline - Amleto)

24/06/09

Kaonashi



A volte mi sento come quell'esserino lì.

20/06/09

Realtà



Rita: E' solo che... non riesco a crederci che gli do ancora retta dopo tutto quello che mi ha fatto passare.


...

Rita: A volte... mi manca il suo lato positivo.

...


Rita: Oh Dio.


Deb: Non e' lui. Non e' lui a mancarti.

Rita, quello che poteva offrirti non era reale.

Ma come ti faceva sentire... quello era reale.

(Dexter)

19/06/09

Feelin the same way




Another day that I can't find my head
My feet don't look like they're my own
I'll try and find the floor below to stand
And I hope I reach it once again


So many times I wonder where I've gone
And how I found my way back in
I look around a while for something lost
Maybe I'll find it in the end

18/06/09

Pensate che un testo bianco, su uno sfondo nero, sia migliore di uno grigio chiaro?



Credo di si... 0 (0%)


Una via di mezzo no? un bel bianco scuro! 0 (0%)


Assolutamente SI, (Led for president!) 2 (22%)

Quello bianco fa schifo, dopo vedo tutto a strisce! 7 (77%)


Voti fino a ora: 9

Sondaggio chiuso

17/06/09

16/06/09

Noi




Cerchiamo la bellezza ovunque.

15/06/09

Autenticità



«Il piacere può basarsi sull’illusione, ma la felicità riposa sulla verità. Solo la verità può darci ciò di cui la natura umana è capace.»
(Nicolas De Chamfort)

«Tutto è diventato business, ogni cosa deve funzionare ed essere utilizzabile. Non esiste un sentimento di identità, esiste un vuoto interiore. Non si hanno convinzioni, né scopi autentici.»
(Erich Fromm)

«Come si è potuta esercitare tale repressione?
La rivoluzione delle telecomunicazioni ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neolaico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.»
(Pier Paolo Pasolini)

Morpheus: «Matrix è ovunque, è intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.»
Neo: «Quale verità?»
Morpheus: «Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri sei nato in catene. Sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha muri, che non ha odore. Una prigione, per la tua mente.»
(Matrix)

"Le espressioni di libertà, come l'arte e la poesia, sono in lotta contro la loro degenerazione nel moralismo e nella falsificazione della realtà.
Ma questa battaglia per la sincerità dei gesti e degli sguardi, per l’autenticità per ciò che ci attrae e riempie la nostra vita, oppure che la svuota e la rende vuota, questa battaglia ha un’importanza capitale per la difesa degli esseri umani. La poesia, come ogni altra forma d'arte, ci racconta della dimensione contingente e particolare degli interessi umani, della molteplicità e la diversità degli orizzonti di vita. Da essa, come dalla buona arte, apprendiamo come distinguere tra ciò che è profondo e ciò che è banale, tra il sentimento autentico e il sentimentale, tra l’equanime e il tendenzioso. Apprendiamo lo sforzo di superare le fantasie personali per descrivere la realtà nella sua varietà, che nessuna ideologia o religione può mai racchiudere in una formula."
(Stefano Giovanardi)


Chi siamo senza identità, senza autenticità? Automi meccanici, pecore che seguono il gregge.
Vuoti.
E' questo che stiamo diventando. Vaghiamo privi di personalità, lasciamo che altre menti, altri sistemi, influenzino e modifichino i nostri pensieri, i nostri desideri. Lentamente cambiamo le nostre priorità, permettiamo che la loro realtà sia anche la nostra realtà. Modifichiamo senza neanche rendercene conto il modo di comunicare, di esprimerci, di parlare, di scrivere.. ecco, come se questi due puntini (che sono miei e mi rappresentano perchè li io ho sempre usati) all'improvviso diventassero tre.

Un lavoro costante, subdolo, lento e irreversibile, come la goccia che scava la pietra.
Lasciamo che accada. E poi abbiamo il coraggio di chiederci chi siamo?

Ci rubano la nostra autenticità per renderci tutti uguali, la chiamano "omologazione".
E' questo che vogliamo?

Salvate la vostra unicità!


12/06/09

Out of Time




Feel the sunshine on your face

It's in a computer now
gone are the future way out in space

and you've been so busy lately
that you haven't found the time
to open up your mind
and watch the world spinning gently out of time.

10/06/09

Limiti



E' davvero deprimente notare i propri limiti... ed è ancora più deprimente averne la certezza.
L'unica cosa che desidero (e non è un bisogno) in questo momento è poter uscire con quella persona e andare a bere qualcosa e parlare, oppure andare a bere qualcosa e non parlare.
Insomma, stare insieme, ascoltarsi.
Fare come fanno gli amici veri, reali, quelli che si incontrano così, senza bisogno di programmare nulla, solo per stare insieme e guardarsi negli occhi e vivere l'uno un po dell'altro.

Mi manca.
E' questo che vorrei ora. Prendere il bus, stabilire un punto X e vedersi.
Poi anche se alla fine non ci si è detti nulla chi se ne frega... le parole in questi casi sono meno importanti dei gesti.
Certo perchè i rapporti mica si nutrono da soli, e neanche solo di parole, anche di quelle, ma specialmente di gesti. Anche piccoli, conta il pensiero.

Forse è brutto dirlo ma mi sento quasi paralitica (non come la marmitta). Immobilizzata... quando io immobile non sono. Non lo sono mai stata. Specialmente nei rapporti di amicizia. Eppure ora lo sono, limitata. Non posso dare, non posso nutrire quel rapporto come vorrei e sono costretta a muovermi ad intermittenza... ora ci sono... ora non ci sono più.

Strange World





Is this our last chance to say all we have to say
hiding here inside ourselves we live our lives afraid
so close your eyes and just believe in everything your told
'cos in this land of great confusion it's easy to give up control



chorus
Strange world people talk and tell only lies
Strange world people kill an eye for an eye
Strange world dream one-day we'll see the light
Strange world believe and everything will be alright

05/06/09

04/06/09

Qualcosa è cambiato



Qualcosa è cambiato, nel mio incubo ricorrente. Non sono più la vittima che scappa terrorizzata, che cerca disperatamente un nascondiglio sicuro quando i ladri, gli zingari, gli alieni, gli zombie, i vicini, i barboni cercano di prendersi la mia casa.
No, stanotte qualcosa è cambiato.
Questa volta li aspettavo... e loro infatti sono arrivati puntuali come in ogni incubo. Sono in tanti, sono veloci, sono furbi... insomma sono superiori a me in tutto, in quasi tutto. Questa volta io li supero in due cose: coraggio e determinazione.
Arrivano e prendono la mia casa, come sempre. Volevo lavarmi... volevo fare una doccia e invece trovo il bagno occupato. Mi isolano in una stanza. Mi girano parecchio e decido di concentrare tutta la mia rabbia sul capo del gruppo. Riesco a prenderlo e lo uso come ostaggio e davanti agli altri dico: "Io sono in casa mia, e se non ve ne andate subito questo qui fa una brutta fine". Gli altri mi guardano con quello sguardo di sfida e compassione... come si potrebbe guardare un nano deficiente che pesta il piede ad un gigante di pietra. Lo stesso incubo ricorrente per anni e anni e anni, pensano di conoscermi bene ormai... non mi credono, non mi credo, capace di compiere qualcosa di cruedele e violento. Invece si sbagliano, mi sbaglio, prendo l'orecchio sinistro del boss e glielo stacco con un coltellino. "Avete visto? Non sono come pensate, se voglio qualcosa... me la prendo". Non sono più la loro preda, ora sono io che attacco. Li stupisco, mi stupisco. Qualcuno scappa pensando che sia capace di andare oltre, non sanno che io dentro tremo più loro. Sto male per aver tagliato l'orecchio a quel "poveraccio". Ma sono anche soddisfatta perchè ha funzionato. Scappano tutti. Finalmente mi riprendo la mia casa, è cambiata, ma è sempre casa mia.
L'incubo è cambiato in un sogno di soddisfazioni, di riscatto.


(A qualcuno potrà sembrare una stronzata questo post, io invece ne sono orgogliosa. Volevo raccontervelo perchè è qualcosa che mi riguarda nel profondo e che va oltre la semplice telecronaca degli eventi esterni.
Non tutti possono capire, solo chi è tormentato sempre lo stesso incubo, da anni, può sapere cosa significhi cambiarlo. E io ora lo so.)

02/06/09

Ma anche no.



Sono qui seduta davanti alla finestra e penso. Insieme al vento debole entra anche un leggero odore di bruciato, piacevole.

Penso.

Ma davvero gli amici si vedono nel momento del bisogno? non è forse una grande cazzata questa frase?

Più ci penso e più sono convinta che non sia altro che una genialata inventata da qualche opportunista. Si, perchè seguendo quel ragionamento allora un amico vero è quello che c'è solo quando tu hai bisogno di qualcosa. Un vero opportunista.
Se è questa la definizione di amico allora io non sono amica di nessuno.

Penso.

Bisogno. Che parola ambigua.
Wikipedia dice che il bisogno è uno stato di carenza che spinge l'organismo a rapportarsi con il suo ambiente al fine di colmarlo.
Questa spinta non è necessariamente una motivazione sufficiente per agire, d'altro canto esistono pulsioni ad agire che non trovano la loro origine in uno stato di carenza.

Chissà cosa vuol dire.

Capovolgerei il concetto di prima invece e mi chiederei: Il famoso vero amico di cui tutti parlano.. ha davvero bisogno di te?

...


01/06/09

Lighting pollution



"Quando, negli anni venti, si misero a cercare il posto giusto per montare il loro "200 pollici", scelsero il Monte Palomar, per tante ragioni, e perchè era in mezzo al nulla.
Poi le cose non andarono come se l'erano immaginate. Los Angeles e San Diego scoppiarono di gente, di case, di strade, di automobili, e soprattutto: di luce.
Il buio, per un telescopio, è come l'ossigeno.
Adesso il 200 pollici soffoca in una delle aree più luminose d'America. Lighting pollution, lo chiamano loro: inquinamento da luce.
Di fatto, le mille luci della California meridionale hanno ridotto la vista del telescopio a poco più della metà. E' largo 5 metri, l'enorme specchio, ma se fosse
grande la metà ormai sarebbe lo stesso.
Così hanno messo un cartello, a Palomar. Si intitola: tu puoi aiutarci. Molto americano. Dice che bisogna sensibilizzare le autorità al problema, dice che bisogna convincerle a usare certe lampade meno inquinanti. E poi dice una cosa bellissima: se vivi in California meridionale, la sera, per favore, quando vai a dormire, spegni la luce, se puoi, del giardino. Grazie.

Magari non molti, ma alcuni ci saranno. La sera chiudono la porta a chiave, si mettono il pigiama, e spengonono le luci del giardino, così qualcuno, sul Monte Palomar, potrà vedere qualche anno luce più lontano.
Non per buttarla sul sentimentale, in spregio a Palomar, ma mi è venuta in mente una cosa:
Se proprio vuoi sapere chi ti ama davvero - ma davvero - guardati intorno e cerca uno che spegne la luce del suo giardino, la sera, perchè tu possa vedere le stelle più lontane che puoi, nel cielo."


A. Baricco.